Il Presepe nel corso dei secoli
Le prime rappresentazioni artistiche della Natività risalgono alla fine del Duecento, ma la popolarità del presepe ebbe inizio soltanto nel Quattrocento, soprattutto nell’italia centro meridionale.
I personaggi venivano rappresentati a grandezza naturale, in materiale ligneo.
Si tratta di immagini solenni, nella ricchezza della laminatura d’oro degli abiti, che invitano ad una religiosità raccolta; figure essenziali, prive di elementi accessori che possano distrarre dalla concentrazione sull’evento sacro che si sta svolgendo.
Progressivamente, all’uso di disporre semplicemente una serie di statuine contro uno sfondo dipinto, subentrò quello di elaborare anche un paesaggio in rilievo.
Nel corso del Cinquecento compaiono dei mutamenti: qualche timido accenno al paesaggio, i cani, le pecore, le capre, oltre all’asino ed il bue da sempre presenti nella grotta. Per tutto il secolo il presepe mantiene una stessa struttura compositiva: in basso la groota con angeli e pastori, più sù le mantagne con le greggi e lontano il corteo dei magi.
Nel corso del secolo si faranno strada numerose innovazioni, tra le quali spiccano quelle relative ai nuovi materiali utilizzati (la cartapesta per vestire i pastori) e l’introduzione degli “arti snodabili” e rivestiti di panneggi, che costituiscono il vero punto di giunzione con la figurina settecentesca.
Ma il secolo d’oro del presepe è il Settecento. Sotto il regno di Carlo III nacque il “figurinaio”, ovvero il creatore di statuette, e gli specialisti di pastori e figure animali.
Nasce la tecnica dello “scoglio” o “masso” ovvero tutto l’insieme montuoso che costituisce il presepe, dove scorrono fiumi, scrosciano torrenti e cascate, si stendono a perdita d’occhio ampie vallate costellate di capanne o case.
Il pastore del settecento sarà di dimensioni più ridotte rispetto a quello che aveva animato il presepe nei secoli precedenti. Il pastore ligneo viene sostituito da quello con corpo in stoppa, costruito su uno scheletro in fil di ferro, mentre gli arti restano in legno dipinto.
Il presepe dunque costituiva l’avvenimento principale delle feste natalizie: il re Carlo III e la corte si recavano a visitare i maggiori presepi nella capitale.
[…] “…Si narra che nel 1768 la giovane regina Carolina, dinanzi al gigantesco presepe del Gesù Nuovo, si stupiva dei particolari della Palestina in sughero e cartapesta, simile al paesaggio napoletano.
Il corteo variopinto dei Re Magi si snodava tra pastori, contadini e pescatori in miniatura, abbigliati coi costumi della festa di Procida, di Torre, di Castellammare. All’interno della Taverna, poco discosta dalla Santa Grotta, pendevano salami e salsicce sui tavoli, imbanditi dall’oste in grembiulone a scacchi, si allineavano le minuscole stoviglie.
Nei caseggiati intorno, addossati alla rupe di gesso, donne ciarliere sostavano sui balconi dove seccava la conserva. Un venditore di taralli atteggiava la faccia a grande meraviglia, additando la cometa. Avvezzo alle critiche della moglie per la vita napoletana, re Ferdinando era lieto di sentirla lodare il lavoro degli artigiani, capaci di creare nei loro vicoli quei piccoli prodigi di abilità.” […]